- Borzonasca
- Camogli
- Carasco
- Casarza Ligure
- Castiglione Chiavarese
- Chiavari
- Cicagna
- Cogorno
- Coreglia Ligure
- Favale di Malvaro
- Lavagna
- Leivi
- Lorsica
- Lumarzo
- Mezzanego
- Moconesi
- Moneglia
- Ne
- Neirone
- Orero
- Portofino
- Rapallo
- Recco
- Rezzoaglio
- San Colombano Certenoli
- Santa Margherita Ligure
- Santo Stefano d'Aveto
- Sestri Levante
- Tribogna
- Zoagli

- - Iscriviti
- - Cancellati
Consulta l'informativa sul trattamento dei dati
Le quattro stagioni in Val d'Aveto
Dopo la calura estiva, quando i prati si fanno più verdi, le foglie del faggio cominciano a tingersi di rosso, il cielo diventa più azzurro, l'aria più frizzante e il sole ti circonda con un tiepido abbraccio, quando i porcini sbucano dai cespi di mirtillo, quando vedi la trota balzare dall'acqua del torrente, quando i campi, gli orti e gli alberi offrono finalmente gli attesi frutti ...allora è settembre.
E' questo il mese in cui la Val d'Aveto si presenta nella sua veste più naturale, disponibile e amica. L'ospite si sente di casa, trova il tempo per fare quattro chiacchiere, per conoscere la gente e il territorio, per approfondire un rapporto che prima forse è stato troppo superficiale e fugace.
Chi viene quassù potrà così rendersi conto di non trovarsi in un "villaggio-vacanze" ma in un ambiente ricco di tradizioni e di storia, in cui agricoltura, zootecnia e artigianato si integrano, in un arricchimento reciproco, con l'attività turistica.
Potrà assaggiare con calma il famoso formaggio o la polenta col "sarazzu", che del formaggio è il parente più povero, ma non meno saporito. Oppure l'inimitabile miele di montagna proveniente dall’immensa varietà della nostra flora.
Potrà forse acquistare un cesto di vimini creato dalle mani esperte dei nostri più anziani contadini e magari sarà l'occasione per fare un discreta provvista di salumi, di dolci o di carni delle nostre mandrie. O di portarsi a casa un bel sacchetto di patate: quelle prodotte in Val d'Aveto, senza voler fare un torto a nessuno, non temono confronti. Con esse si preparano due tipiche torte salate completamente diverse: la “baciocca” nelle frazioni e “la torta di patate” a S.Stefano. Quale sia più gustosa è difficile dirsi: ognuno esalta la propria, voi assaggiatele entrambe.
Per quanto riguarda la raccolta dei funghi non possiamo garantire nulla: tutto dipende da... da che cosa?.. dalla temperatura, dal caldo, dal freddo, dall'umido... chi lo sa? Il fungo è imprevedibile, e qui sta il suo fascino.
A ottobre andate pure via. Rimarremo solo noi valligiani a goderci lo spettacolo che verso la metà del mese tutti gli anni per pochi giorni ci affascina e ci fa sentire gli abitanti della valle più bella del mondo: la spettacolare multicolore visione dove al giallo degli aceri e dei pioppi si mescola il rosso sanguigno dei ciliegi, il verde dei pini, il viola dei frassini, e lassù in alto, a circondare le cime dei monti, l’incredibile manto rosso delle immense faggete.
Dagli alti pascoli le mandrie tornano nelle stalle dopo un’estate all’aperto: è il momento della transumanza, che verso la fine d’ottobre rianima le strade del paese col suono dei campanacci.
A novembre riposano tutti. Non solo i morti, ma anche i vivi. Le persone, gli animali e tutta la natura entrano in un dolce letargo. Mentre gli alberi perdono le loro ultime foglie strappate dai venti gelidi e dalle brine mattutine, le mucche ruminano il fieno nelle stalle e la gente cuoce le castagne sul fuoco delle stufe.
Solo la ricorrente cadenza delle fiere ridesta il paese: il 4 settembre, il 5 ottobre, il 5 e 25 novembre, l’11 dicembre sono appuntamenti fissi per i valligiani che si ritrovano per comprare, vendere, bere, cantare e magari gustarsi al ristorante il tradizionale stufato di capra.
FINE ANNO
L’imminenza del Natale risveglia tutti: la nascita del Redentore porta nuova vita anche da noi, con le sue luci, la neve, l’albero, il presepio, u dine da nuze (così si chiamava una volta il regalo di Natale in danaro che i grandi facevano ai piccini).
E’ questo il momento in cui si possono gustare tutte le specialità gastronomiche: le lumache in umido della vigilia di Natale, le Lasagne du Bambin col sugo di funghi, i crusetti stampati a mano, il Bunettu, a figassa, le stellette, la torta di cavoli.
E questa è anche l’occasione per visitare i numerosi presepi e le chiese che li ospitano. A partire dalla più antica, la Chiesa di Allegrezze, risalente al 1100, fino ad Alpicella, Amborzasco, Pievetta, Ascona e Rezzoaglio col suo bel campanile. Oltre naturalmente a S. Stefano, la cui parrocchiale, dedicata alla Madonna di Guadalupe ospita un pregevole quadro della Vergine proveniente dal Messico attraverso la Spagna e i Doria, risalente al 1531. Poco a lato l’isolato campanile settecentesco è già stato raddrizzato due volte, ma continua a pendere. Occorrerà provvedere per la terza volta…
L’anno è finito, ma la Val d’Aveto no. Vi aspetta ancora con altre proposte, altre esperienze, altri sogni. E vi attende soprattutto con i suoi ospitali abitanti e la sua natura straordinaria ed intatta, i cui miracoli si rinnovano ogni anno con immutata puntualità.
INVERNO
In inverno le cime iinevate della Val d’Aveto costituiscono il luogo ideale per escursioni sci-alpinistiche tra grandi silenzi e freddo pungente, per godersi l’immacolata verginità della neve, attraversare boschi e radure seguendo le orme della volpe e della lepre, passare sotto la cascata di ghiaccio dell’Acquapendente, raggiungere il Prato della Cipolla, il Prato Grande e un prato nuovo, sconosciuto… attenzione, è il Lago Nero ghiacciato…
Giù nei paesi, dopo che la Befana è passata da La Villa trovando da mangiare per il suo asinello (i bambini gli mettono una manciata di fieno fuori della porta), il mese di gennaio trascorre lento vicino al fuoco del camino.
E’ il momento di raccontarsi le favole durante le lunghe veglie o di ritrovarsi all’osteria per fare una partita a carte, mentre fuori silenziosa cade la neve.
Sant’Antonio (17 gennaio) è il patrono degli animali. Un tempo lunghe teorie di muli, asini, cavalli, sfilavano sul piazzale della chiesa per la benedizione. Ormai i muli sono rari (per non parlare degli asini), per cui vengono benedetti i trattori, che sono gli aiutanti dei contadini di oggi.
Solo nei fine settimana i paesi si animano. Gli sciatori principianti vengono a cimentarsi sulla pista di Pratobello, mentre i più esperti dopo qualche discesa guardano sognanti verso la candida cima del Monte Bue: quando torneremo a sciare lassù? Presto.
Gli appassionati del fondo possono godere degli interminabili, silenziosi e suggestivi itinerari battuti che si snodano alla base delle pareti strapiombanti del Tomarlo, del Penna e dell’Aiona. Per chi non c’è stato è difficile immaginare che in Liguria possa esistere un così affascinante percorso per lo sci nordico.
Chi non scia dovrà accontentarsi di provare l’emozione dei magici tramonti invernali, quando il sole, prima di scomparire sotto l’infuocato orizzonte di ponente, dà un’ultima pennellata di rosa alle pareti dolomitiche del Groppo Rosso, del Maggiorasca e del Penna.
La Madonna Candelora (2 febbraio) dell’inverno siamo fora. Quando mai? A S. Stefano siamo in pieno inverno ed infatti da noi il proverbio prosegue: “ma che pioe o che luse u su, quaranta giurni i gh’en ancu”. MA CHE PIOVA O VENGA IL SOLE, QUARANTA GIORNI CI SONO ANCORA.
E’ il periodo di Carnevale, che anche a S. Stefano si festeggia con carri allegorici, ma soprattutto con una grande polenta in piazza: una cosa un po’ speciale, perché nel paiolo insieme alla farina di granoturco viene gettata una gran quantità di salsicce. Ne esce fuori un grande pastone ben cotto che viene distribuito a tutto il paese. Qualcuno lo trova anche buono…
E’ la stagione in cui si ammazza il maiale. I salumi squisiti che se ne ricavano risentono della vicinanza col clima e con l’esperienza dei confinanti piacentini e parmensi, veri maestri in questo campo.
A marzo è ancora inverno, ma le gialle corolle dei farfari, incuranti del freddo, tra una nevicata e l’altra osano sbucare dalle scarpate al sole della strada del Tomarlo.
Più in basso, nella piana di Cabanne (m. 809, comune di Rezzoaglio), si può ammirare lo scenario più straordinario che la Val d’Aveto possa offrire: la spettacolosa fioritura dei crocus, dai cui boccioli violacei i prati sono completamente colorati.
PRIMAVERA
Che sia alta che sia bassa, la primavera la porta Pasqua, dice un proverbio.
Una mattina ti svegli e senti che c’è nell’aria qualcosa di nuovo: non è un vento caldo né tiepido, é solo un alito frizzante ma dolce. E’ la primavera.
Mentre la natura si risveglia, anche la gente dell’Aveto emerge dalla stagione invernale celebrando con gran fervore il mistero della Morte e Resurrezione di Gesù. La processione del Venerdì Santo, col mesto canto del Miserere, dello Stabat Mater e i portatori del Cristo vestiti da Giudei è sempre un momento di intensa religiosità.
A Pasqua qualcuno usa ancora preparare “u cavagnettu”, una specie di cestino di pasta di pane cotta con un uovo all’interno.
Con l’arrivo della primavera, e le cime dei monti ancora completamente innevate, è il momento di inoltrarsi per il sottobosco di cerri e castagni ai Prati di Fiorezza o in Val Gramizza per godere della fioritura del fior di stecco, dell’anemone, dell’ epatica, della primula, della pulmonaria. E vedersi tagliare la strada da un vispo scoiattolo, un timido tasso o un branco di cinghiali. Oppure risalire i torrenti ricchi d’acque e di trote per imbattersi improvvisamente nell’incantevole cascata del Cucù nei pressi di La Villa o in quella di Revezza vicino a Gavadi. Per i cercatori di funghi aprile è già tempo di scuotersi e al canto del cuculo cominciano a muoversi con circospezione: no, non nei boschi alla ricerca di porcini, ma più in basso per tentar di scovare tra la nascente erba dei prati le sfilze di minuscoli “spinaroli”, funghi profumatissimi e molto pregiati, ma bottino solo per esperti valligiani. Turisti domenicali, cercatori estemporanei, abitanti delle città, siete avvisati: non fa per voi, evitate la fatica. Se siete fortunati li potrete trovare solo al ristorante nel sugo delle tagliatelle.
E arriva finalmente maggio: lo si vede dai prati verdissimi, dall’esuberante fioritura dei ciliegi, ma soprattutto lo annuncia il tradizionale motivo del Cantamaggio (30 aprile) che qui si tramanda da secoli, senza ostentazione, senza esibizioni da richiamo turistico, ma come espressione di autentico sentimento popolare.
IL CANTAMAGGIO
Il duemila è passato, siamo nell'era dei computer, delle discoteche, della realtà virtuale, del turismo di massa, del divertimento organizzato, del rapido evolversi di una società che spesso abbandona i valori del passato. Ma la tradizione del Cantamaggio a S. Stefano non muore. Un numeroso gruppo di giovani passa sotto i balconi cantando di casa in casa per annunciare l'arrivo della primavera. Sono forse gli stessi ragazzi che sabato scorso hanno fatto le ore piccole nel frastuono di una discoteca, senza darsi pensiero dei genitori che li aspettavano insonni. Mamme trepidanti, padri brontoloni, questa notte dormite sonni tranquilli, i vostri figli non corrono alcun pericolo: sono tutti laggiù in quel gruppo che vi sveglierà dolcemente nel cuore della notte con un canto amico che arriva da lontano e che si avvicina lentamente. I giovani passando sotto le nostre case ci chiamano un per uno, per indurci ad aprire le finestre, mostrarci un ramo di ciliegio fiorito, annunciarci che la primavera è arrivata davvero ed invitarci alla gioia.
Nelle case alcuni non sentono niente e continuano a russare, altri se ne stanno nel dormiveglia al calduccio del loro letto, cullati dal canto ormai familiare. Ma qualcuno si alza, e, a luce spenta, prende dal letto il bambino assonnato e lo solleva dietro le persiane per fargli meglio sentire la dolce melodia che sale dalla strada e mostragli questo meraviglioso sogno che si rinnova ogni anno. Il bambino torna a letto e ricomincia a sognare i cartoni animati, le guerre stellari, i dinosauri, Jurassic Park e tutte le altre diavolerie che ogni giorno gli vengono propinate dai teleschermi. Al mattino, di ciò che ha visto stanotte sembra non ricordare più nulla. Invece in fondo al cuore gli è rimasto tutto: fra vent'anni sarà lui a portare l'annuncio.
ESTATE
Mentre in alto nelle foreste di faggio si apre un fogliame di un verde tenue e luminoso, nelle valli i prati si tingono di giallo per la fioritura del tarassaco, dove le api fanno bottino di nettare e di polline, per darci il miele più squisito che si possa gustare.
Le ginestre, i maggiociondoli, la lupinella, le orchidee viola e gialle colorano giugno e le sue campagne, attraverso cui si svolgono le processioni di Monte di Mezzo, del Corpus Domini e di varie feste patronali.
In mezzo alla campagna fiorita ha luogo anche la festa di San Giovanni, patrono dei pastorelli, festeggiati un tempo in quest’occasione da tutte le famiglie con un bel pranzo all’aperto nei rispettivi pascoli. Con la diffusione di vari tipi di recinto le mandrie non hanno più bisogno di custodi e i pastori sono scomparsi anche in Val d’Aveto. Ma non si è persa l’abitudine di festeggiare: ancora oggi i valligiani si recano sui prati del Tomarlo o di Riofreddo per una bella scampagnata sui pascoli dove brucano già le mandrie di bovini.
Le mucche tornano la sera dal pascolo con le mammelle gonfie di latte. Un latte ricco, gustoso, fatto d’erbe e di fiori, con cui viene prodotto il nostro rinomato formaggio.
Costapelata, Gavadi, Villaneri, Alpicella, Casafredda sono i luoghi tipici per la produzione del formaggio di S. Stefano, a cui le famiglie si dedicano con metodi derivanti da un’antica esperienza e tradizione. Gli stessi metodi artigianali che vengono usati anche nel caseificio di Rezzoaglio, dove confluisce gran parte del latte prodotto nella zona.
Luglio riempie gli alberghi e le case di villeggianti e di ospiti, ma è la stagione più intensa anche per i contadini, impegnati nella raccolta del fieno: un intenso profumo di lupinella, di salvia, di menta e di erbe aromatiche emana dai prati, che vengono rasati a zero dal lavoro degli agricoltori. Un’attività faticosa e dura, indispensabile non solo per la produzione del foraggio, ma anche per il mantenimento dell’ambiente. Se ancora oggi possiamo godere di prati puliti, fiorenti, rigogliosi e freschi è merito loro. Se i nostri monti possono evitare il degrado, la distruzione e gli incendi, è solo grazie alla fatica dei lavoratori della terra.
Chi desidera scoprire ambienti naturali straordinari non ha che l’imbarazzo della scelta: la conca Tribolata, la Ciappa Liscia, le praterie del Crociglia, il Lago Nero, i laghi Bino e Moo in provincia di Piacenza, il Monte Nero con le sue macchie di pino mugo, le foresta del Penna e delle Lame, i castagneti di Casoni, le pietraie dell’Aiona, Cian de Frunzun, il monte Ramaceto, le miniera di quarzo di Castagnola, il “paese fantasma” appena lì sopra. Lungo molti percorsi potrà deliziarsi con fragole, lamponi e mirtilli e magari osservare il maestoso volo del falco, dalla poiana e dell’aquila reale, mentre sta insegnando il volo e la caccia al suo piccolo sopra gli speroni rocciosi del Groppo Rosso. Un cenno particolare merita il Monte Maggiorasca, vertice dell’Appennino Ligure, da cui si gode un immenso panorama che va dal Monviso alla Corsica, dal Monte Rosa al Mar Ligure. Quassù si svolge ogni anno il 27 agosto la festa votiva in onore della Madonna di Guadalupe, la cui statua bronzea domina la valle.
Non dimenticate una visita (con prenotazione e guida) alla Riserva delle Agoraie, con laghetti, tronchi fossili, e la pianta carnivora drosera rotundifolia: non aspettatevi un mostro che all’improvviso vi può afferrare e ingoiare; è solo una piantina di minuscole dimensioni che probabilmente calpesterete senza accorgervene, e si nutre solo di piccoli insetti.
Questa Riserva fa parte, insieme alle foreste del Penna, delle Lame e di altre zone limitrofe, del Parco Naturale Regionale dell’Aveto, i cui ristretti confini delimitano una zona le cui caratteristiche di particolare pregio naturalistico e ambientale e umano sono comunque peculiari di tutta la valle. E già tutto il territorio del Comune di S. Stefano d’Aveto, per le sue spiccate qualità paesaggistiche, naturali e culturali, può onorarsi del marchio di Bandiera Arancione, di cui il Touring Club Italiano ha fregiato i paesi dell’interno degni di particolare attenzione e interesse.
In macchina potete spingervi in giornata a visitare i luoghi più caratteristici e interessanti delle province limitrofe: Bobbio, Bedonia, Bardi, Compiano, Ferriere, Groppallo, Castellarquato, Grazzano Visconti, Borgotaro.
UN ANNO IN VAL D’AVETO
E’ solo un angolo. Un angolo di verde, di natura, di boschi, laghi, prati, torrenti, paesi, gente. Un angolo di Liguria.
Una Liguria un po’ particolare. Non quella famosa e stereotipata del mare, del clima mite, degli ulivi, dei fiori, ma quella sconosciuta dei monti, dei pascoli, della neve, del ghiaccio, della montagna vera.
Un giardino pensile che si apre lassù tra i 700 e i 1800 metri di altitudine dove si sale inerpicandosi tra i tornanti che da Chiavari portano al Passo della Forcella. Oppure dal versante padano, cui l’Aveto appartiene, risalendo la parte piacentina della valle attraverso una strada scavata faticosamente nella roccia, tra gole, burroni e strapiombi vertiginosi, sul cui fondo striscia nascostamente il fiume.
La Val d’Aveto ligure la trovate facilmente sulla cartina: è proprio quel cantuccio nell’entroterra di Chiavari dove i confini della Liguria deviano improvvisamente verso sud formando un angolo retto. Il nostro angolo.
Qui, oltre al bacino principale dell’Aveto, facente parte del Comune di Rezzoaglio, si aprono sul versante destro del fiume profonde ramificazioni secondarie, le più ampie delle quali, la Val Gramizza e quella del Rio Molini, costituiscono a grandi linee il territorio del Comune di S.Stefano d’Aveto.
Distese l’una di fianco all’altra come le valve aperte di una conchiglia, sono coronate dai massicci rocciosi delle più alte vette dell’Appennino Ligure: il Groppo Rosso (m. 1594), il Maggiorasca (m. 1800), il Penna (m. 1735) e l’Aiona (m. 1701).

-
Ambiente e itinerari
Le quattro stagioni in Val d'Aveto
AUTUNNO
Dopo la calura estiva, quando i prati si fanno più verdi, le foglie del faggio cominciano a tingersi di rosso, il cielo diventa più azzurro,... -
Ambiente e itinerari
La Val D'Aveto, clima e turismo montano
La Val d’Aveto è un angolo di Liguria verde, fatto di boschi, laghi, prati, torrenti, paesi, persone. I monti, i pascoli, e d’inverno la... -
Ambiente e itinerari
Turismo invernale a Santo Stefano d'Aveto
In inverno le cime innevate della Val d’Aveto costituiscono il luogo ideale per escursioni sci-alpinistiche tra grandi silenzi e freddo... -
Ambiente e itinerari
Leivi: tradizioni popolari e manifestazioni sportive
Leivi vanta una radicata tradizione religiosa popolare che si ritrova nelle numerose feste patronali quali:
la Festa di San Giovanni, il 24...
| 


