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Monumenti - Chiese - Castelli - Archeologia
Alla Basilica, costruita con l’alternanza di pietra grigia calcarea e marmo in stile romanico-gotico, vengono legati diversi edifici, tra cui il palazzo comitale prospiciente (attestato almeno a partire dal XIV secolo) che è attualmente in corso di recupero, come sede museale, in cui al primo piano vengono allestite mostre di artigiani e artisti locali, secondo precise tematiche legate alla storia della famiglia Fieschi. La piazza antistante la basilica, il palazzo comitale e l’Oratorio di San Salvatore il Vecchio, è eseguita con ciottoli marini policromi che disegnano motivi geometrici, tipico della tecnica ligure delle antiche pavimentazioni esterne.
La pietra nera utilizzata per i conci della Basilica e del Palazzo è il cosiddetto “agro di ardesia”, una fine arenaria compatta e non scistosa, estratta sul vicino Monte San Giacomo e diversa dall’ardesia cavata nella Val Fontanabuona. L’analisi archeologica del costruito ha inoltre dimostrato la presenza di almeno quattro case medievali la cui struttura è stata rimaneggiata nel XIX secolo.
La fase costruttiva medievale si riconosce nelle murature in opera quadrata analoghe a quella del palazzo comitale, nelle tracce del portico o di portali con archi a sesto acuto o ribassato, poi tamponati, nelle mensole aggettanti e negli archetti acuti. Si può sottolineare la peculiarità di questi edifici costruiti in tecnica “colta”, o “urbana”, in un ambito rurale di fine XIV secolo. Il complesso di San Salvatore di Cogorno costituisce dunque una singolare tipologia insediativa, oltre che una suggestiva scenografia che ogni anno fa rivivere al borgo gli antichi splendori nelle rievocazioni storiche del 13 e del 14 agosto: "Addiu du fantin" e "Torta dei Fieschi".
Tracce di vita medievale sono documentate anche nei pressi di Carasco: a Comorga sono attestati, per esempio, un ponte che in età medievale era fondamentale per la viabilità e una cella dedicata a San Giorgio appartenente al monastero di Bobbio dal IX secolo; mentre sul colle di Rivarola si trova uno dei siti archeologici più importanti della vallata, il castello del XI secolo, individuato proprio grazie alle recenti indagini storico-archeologiche. Il castello era importante per la sua posizione centrale, e quindi strategica, nei pressi della confluenza di importanti vie di comunicazione tra la costa e l’entroterra.
I resti della cinta muraria e del torrione sono visitabili ancora oggi con una breve escursione che sale al colle, nei pressi del supermercato Sogegross. Si segnala peraltro che le indagini hanno messo in luce anche tracce di frequentazione pertinenti all’età del bronzo (sulla sommità del colle) e di occupazione romana (a mezza costa), tutti dati che sono in attesa di ulteriori approfondimenti e che fornirebbero la testimonianza di una singolare continuità insediativa, forse dovuta proprio alla posizione centrale del colle stesso.
Oltre al castello di Rivarola si possono ricordare infatti, a Nord, il castello di Paggi, mentre, quasi di fronte, alla sinistra dell’Entella, quello di Panesi; vi erano poi i castelli di Caperana, di San Lazzaro, di Vignale, della Pozza, di Romaggi, di Calvari, di Orero, di Monleone, di Cicagna, delle Quartaie a Ferrada (tutti soltanto attestati, ma al momento non accessibili né visitabili), e, più a Ovest, il Castrum Rapallinum, sopra Rapallo, e Lasaniae, sul Monte Lasagna o Pegge (cfr. ).
Da Aleggio (Comune di San Colombano Certenoli) si può arrivare, in località Villa Oneto, da dove parte un sentiero per raggiungere i resti di una chiesetta triabsidata, con un’insolita planimetria. Su questi ruderi avvolti dalla vegetazione, nel corso del tempo, si sono formate tradizioni e leggende locali. La struttura è ritenuta di origine altomedievale, se non addirittura di derivazione bizantina, sorta lungo un antico nodo viario. I risultati dei primi studi su questo sito si possono trovare nel Mostra permanente storico-archeologica di Cicagna (Cfr.).
Lungo la via di crinale che dalla Fontanabuona portava alla costa si trovava l’ospitale di San Giacomo di Possuolo, di cui rimangono ancora alcuni resti. La chiesa e l’ospitale risultano edificati all’inizio del XIII secolo in un territorio interessato da attività silvo-pastorali.
Destinata al culto dei viandanti doveva essere anche la chiesa di San Martino del Vento, in posizione piuttosto isolata, nel territorio di Lumarzo, risalente con molta probabilità a epoca medievale; un incendio nel 2000 ha notevolmente danneggiato la struttura, ma grazie all’opera di volontari l’edificio è stato risistemato.
Sullo spartiacque tra la Val Fontanabuona e la valle di Recco, in prossimità della frazione di Pannesi, si trova invece il santuario di Nostra Signora del Bosco, sorto nel luogo dell’apparizione della Madonna, nel XVI secolo.
(testo tratto dal progetto "Il Piano di Sviluppo del Turismo Terre di Portofino, Terre di benessere" di S.T.L."Terre di Portofino S.C.a R.L.)

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