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La Riviera

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La Riviera di Levante è un susseguirsi di cittadine sul mare ciascuna delle quali ha anche un ricco entroterra con bellezze naturali e paesaggistiche di interesse. Sarebbe un lavoro arduo elencare tutte le bellezze e le località che meritano per qualche motivo una visita.
Ci limiteremo a citare i nuclei principali e per ciascuno di essi daremo le informazioni che consentano al turista di curiosare per luoghi magari poco conosciuti e scoprire qualcosa di particolare.

Il modo migliore per spostarsi lungo la riviera e vedere gli scorci più affascinanti sarebbe quello di girare a piedi, specialmente sul Monte di Portofino e nelle principali località sul mare e nel primo entroterra. Per spostarsi invece da un centro all’altro, molto meglio l’Aurelia, che è anche la via più percorribile eccezion fatta per i pomeriggi della domenica o dell’ultimo giorno di un ponte festivo. Da prendere in considerazione anche qualche spostamento via mare, magari per raggiungere i paesini più nascosti del Monte di Portofino. Una buona soluzione nei giorni di punta la offre invece il treno, che ferma praticamente in ogni stazione ed è veloce e abbastanza puntuale.

Cominciamo dunque da Recco, la prima cittadina alla base del Monte di Portofino, quel promontorio che visto da Genova, anche dall’aereo quando atterrate provenendo da sud, ha l’aspetto di un orso pacioccone con il muso appoggiato sul pelo dell’acqua e una zampa avanzata nel mare a rinfrescarsi o a cogliere un pesce che passa.

Recco è stato storicamente lo sbocco sul mare delle popolazioni dell’alta Val Fontanabuona, che tramite Uscio portavano in riviera i prodotti della terra, le ardesie, le campane, il piccolo artigianato come i damaschi, i pizzi, passando attraverso i terrazzamenti di ulivi e i boschi di castagni. È rimasta una piccola attività industriale con gli orologi da torre e le campane che ancora si fabbricano nei dintorni. La produzione agricola è limitata pressoché al consumo privato o a qualche piccola trattoria di campagna lungo i pendii dei monti alle sue spalle.

Della vecchia struttura del borgo, antico punto di riferimento della strada litoranea romana e anche beneficio della chiesa milanese, non resta assolutamente nulla, a causa dei bombardamenti dell’ultima guerra. Solo alcune tele di pittori di scuola ligure si sono salvate e sono esposte nelle chiese del borgo. Potete vedere ad esempio nella nuova parrocchiale qualche tela di Assereto, di Ansaldo, di Matteo Picasso, del De Ferrari, di Castello, del Maragliano. A Megli una bella raccolta di ex voto e a Polànesi, nella sacrestia, un’antica urna cineraria.

Da Recco una strada di meno di due chilometri porta al borgo marinaro di Camogli, una vera chicca paesaggistica e turistica. Sono stati trovati reperti di origine preistorica in un’area di scavo all’interno dell’attuale Cenobio dei Dogi.

Nel medioevo esisteva già la Camogli rivierasca e si sviluppò dal 1500 come protettorato dei Fieschi che difendevano il borgo dalle incursioni dei corsari. Nel corso del 1800 fiorirono i cantieri navali, per la ricostruzione della flotta ligure, distrutta nella battaglia di Abukir dove si presentò a fianco di Napoleone. I camoglini divennero costruttori di velieri mercantili, tanto che a metà dell’800 potevano contare su un armamento doppio rispetto a quello di Amburgo. Alla fine dell’800, con l’avvento delle navi a vapore, l’industria camoglina pian piano si spense per lasciare posto a quella turistica.

Da vedere, nella seconda domenica di Maggio, la sagra del pesce, dedicata alla festa dei santi patroni, Fortunato e Prospero. L’architettura merita di essere citata per la Chiesa di Santa Maria Assunta, per l’Oratorio dei Santi Prospero e Caterina, per l’antico Castel Dragone, del 1100, costruito a picco sul mare. Meritano una visita anche la biblioteca Nicolò Cuneo, con oltre 40.000 volumi e il Museo Civico Navale.
Da non perdere infine le numerose escursioni, quella verso Punta Chiappa, quella verso San Fruttuoso con la bella Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte, quella un po’ più faticosa che porta a Ruta fino alla Chiesa di San Michele, che in poco più di tre chilometri sale dai dieci metri di Camogli ai 270 di Ruta.

Sono passeggiate che consentono di respirare la vera aria del borgo e di vedere antiche case magari ristrutturate o ancora come cinquanta anni fa, di pescatori, di contadini, di villeggiatura di famiglie genovesi più ricche. Ad ogni angolo una vista nuova, ad ogni scalino un profumo diverso. I sentieri sono quasi sempre ben ombreggiati e se si abbandona la fretta si arriva più riposati e rilassati che alla partenza.

Dalla parte opposta del Monte di Portofino, sul lato di levante, si trova Santa Margherita Ligure, anch’essa un tempo borgo marinaro e agricolo, oggi esclusivamente centro turistico prestigioso, per il suo contatto diretto con la più blasonata Portofino. Le origini di Santa, come la chiamano più semplicemente i genovesi, sono di epoca romana. Nel 1500 i documenti ritrovati indicavano al suo posto due paesi, Corte sul porto e Pescino, la cui parrocchiale era dedicata a Santa Margherita (di qui prese il nome attuale). Nell’ottocento Pescino si ingrandì e pian piano la sua struttura prevalse.

Da vedere a Santa Margherita il parco di Villa Durazzo, la stessa Villa Durazzo Centurione, la chiesa di Santa Margherita di Antiochia, il Santuario della Madonna della Rosa e la Chiesa di San Siro. Da non dimenticare le escursioni verso San Lorenzo della Costa, al Santuario della Madonna di Nozarego, Paraggi (una delle insenature più incantevoli di tutta la Riviera) e a Portofino Vetta.

Il borgo di Portofino prende il nome da Plinio, che lo chiamava Portus Delphini. È un insediamento molto antico. Nel 900 era di proprietà dell’Abbazia di San Fruttuoso, poi passò sotto la giurisdizione di Rapallo e quindi di Genova. Il borgo è abbastanza simile a quello originario a parte qualche sbancamento nei punti più larghi del centro attuale, però non vi si respira più l’aria di borgo marinaro che ancora invece si sente ad esempio a Camogli.

Da vedere l’Oratorio di Santa Maria Assunta del 1300, con un bel portale in ardesia. Piazza Martiri dell’Olivetta ricorda i venti partigiani uccisi dai fascisti nella vicina località Olivetta nel dicembre del 1944. La parrocchiale di San Martino è del 1100, in stile romanico lombardo, e si trova nella parte più antica del borgo e vale la visita per l’organo e per il gruppo scultoreo in legno del Maragliano, deposizione di Cristo, che ricorda quello nella chiesa romanica di San Matteo a Genova. Da vedere anche la chiesa di San Giorgio. L’escursione a Portofino Vetta tra olivi e pini consente di apprezzare gradualmente la meraviglia del paesaggio di questa bellezza della natura.

Chiude la parte orientale del monte la città di Rapallo, nel punto in cui riprende la linea ideale di costa che si era interrotta a Recco sul lato di ponente, che sorge sulla piana di sbocco dei torrenti Boate e San Francesco.
Il borgo primitivo era di origine preromana, poi fu un centro marinaro, un fedele alleato della Repubblica di Genova. Nella seconda metà del 1800 iniziarono le costruzioni di tipo turistico per l’alta borghesia, prima di tutte quella del Grand Hotel su una ristrutturazione di Villa Spinola, del 1700.

Da visitare il Museo del Merletto, che raccoglie parte del lavoro degli artigiani del territorio che erano dei veri maestri nella produzione di pizzi e merletti.
Tra i monumenti da vedere la Porta delle Saline, il Castello di Rapallo, la Chiesa di Santo Stefano e la parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio.

Escursioni piacevoli verso San Michele di Pagana, il Monastero di Valle Christi, il Lebbrosario di San Lazzaro, i resti della Chiesa di San Tommaso, il Santuario della Madonna di Montallegro, in posizione panoramica elevata su tutto il golfo.

Riprendendo la costa sull’Aurelia verso levante si arriva dopo diversi saliscendi e curve e ville e uliveti fino a Zoagli, l’ennesimo piccolo borgo marinaro di un tempo, nato anch’esso sulla foce di un torrente, il Semorile, che oggi è una rinomata stazione di villeggiatura e residenza di diverse famiglie ricche genovesi e non.

Esiste ancora una piccola lavorazione dei velluti dalla seta, che un tempo era il vanto degli artigiani locali. Da visitare la parrocchiale di San Martino e le due torri di difesa del 1500. Tutta la zona in quel secolo fu arricchita di torri e castelli di difesa dopo gli attacchi del corsaro turco Dragut che seminò parecchi lutti in tutto il Tigullio. Anche da Zoagli si possono fare deliziose passeggiate verso San Pantaleo e Sant’Ambrogio e verso San Pietro di Rovereto.

Dopo Zoagli si arriva in una zona lievemente pianeggiante, il territorio di Chiavari e Lavagna, che in un certo senso concentra in sé le caratteristiche di tutta la regione. Si ha qui una mescolanza di attività agricole con le coltivazioni di ulivi e vigneti, poi anche noccioli e castagni nella parte più montuosa, dove si contano anche allevamenti di bestiame e un tempo si verificava anche la transumanza verso la Val Padana. Piccole industrie e belle ville di origine ottocentesca, nate dalle rimesse degli emigranti che avevano fatto fortuna in America e tornavano volentieri nei loro territori di origine, caratterizzano l’attività di questo vivo centro del Tigullio.
Chiavari è stato anche dal medioevo sede di tribunale, centro commerciale verso i centri emiliani di Parma e Piacenza attraverso le valli che si dipartono a raggiera attorno alla città.

La ristrutturazione urbanistica importante venne fatta già nel 1700 con l’abbattimento di parte delle mura che proteggevano il castello di cui si vedono ancora oggi i resti e si creò una prima integrazione tra territorio agricolo e centro urbano con nuove strade e nuova viabilità. Alle fine del 1800 la crisi tessile e agraria si fece sentire pesantemente e fu la causa della significativa emigrazione, soprattutto verso l’Argentina.

Il centro commerciale di Chiavari, già dalla metà del 1300, è sempre stato il carrugio dritto, la strada con doppia fila di portici che corre parallela al mare.

Da vedere a Chiavari decine di ville costruite tra ottocento e novecento, poi il Palazzo di giustizia, il Palazzo Marana, il Palazzo Rocca, la Chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa di San Francesco, il Palazzo Frantone, la Cattedrale di N.S. dell’Orto, e infine il Santuario della Madonna delle Grazie, sopra la località Bacezza nella parte di ponente sulla strada in salita che torna verso Genova.

La linea del mare è decorata da una lunga e ampia passeggiata che si estende per qualche chilometro fino alla foce del torrente Entella. Merita una escursione la strada che sale in collina dall’abitato di Chiavari verso Leivi e che attraversa per circa otto chilometri deliziosi uliveti e qualche vigneto sparsi tra ville, antiche case di borghesi, qualche nuova palazzina, chiese di borghi dimenticati, qualche famoso ristorante. Alla fine la strada ridiscende dalla parte opposta e ritorna nel punto di partenza, dopo avere percorso la traiettoria di un boomerang. Merita una visita, a Leivi, la chiesa parrocchiale, un gioiellino di architettura genovese, sulla sommità della strada, e la torre d’avvistamento che risale al 1200. Se ci capitate in luglio potete assistere a una bella fiera in occasione del Premio Leivi assegnato da anni al migliore produttore di olio di oliva extra vergine.

Oltre il torrente si stende l’abitato di Lavagna, un tempo borgo marinaro, agricolo e centro della lavorazione dell’ardesia, oggi centro turistico, in grande prevalenza. Per chi arriva in macchina è quasi impossibile distinguere oggi dove finisce Chiavari e dove comincia Lavagna. Da vedere a Lavagna la Casa Carbone, una villa soffocata dai palazzoni, ma all’interno arredata come usava nelle case liguri di fine ottocento, con ricchi dettagli di oggetti, utensili, ventagli, marionette, soprammobili e infiniti reperti di ogni tipo. Poi ancora il Palazzo Franzoni, sede del Comune, della fine del 1600, l’Oratorio della Santissima Trinità, la Chiesa di Nostra Signora del Carmine, Via Dante e la collegiata di Santo Stefano, e poi il Carrobio, la Torre del Borgo, oggi sede della Galleria artistica dell’ardesia e della Collezione Alloisio, con l’esposizione di ceramiche e maioliche dal medioevo e reperti archeologici rinvenuti nel Tigullio.

Da Lavagna, proseguendo verso Nord lungo la riva sinistra dell’Entella, si arriva a Cogorno. Questo centro, famoso un tempo per la lavorazione dell’ardesia, oggi è una piccola frazione in cui merita una visita la Chiesa di San Lorenzo con il campanile del 1600 e qualche opera all’interno.

Si prosegue lungo l’Aurelia e si arriva, attraverso le gallerie del promontorio di Sant’Anna, a Sestri Levante, l’antica Segesta Tigulliorum, dove stavano i campi coltivati a messi (seges) dai liguri Tigulli, sulla piana alluvionale del torrente Gròmolo. Anche Sestri ha avuto una funzione di sbocco commerciale con la Lunigiana e il Parmense tramite la Val di Vara. Alla fine dell’800 era un fiorente centro industriale, con i Cantieri Navali Riuniti e la Fabbrica Italiana Tubi. Oggi è un centro turistico importante, pur avendo mantenuto una fisionomia anche industriale e commerciale.

Da vedere il Palazzo Durazzo Pallavicini, sede del Municipio, la Chiesa di Santa Maria di Nazareth, dei primi anni del 1600, con il pronao neoclassico aggiunto a metà 1800.
Una perla paesaggistica è il piccolo golfo davanti al porto (Baia del Silenzio), definito Baia delle Favole da Hans Christian Andersen da cui anche il nome del prestigioso Premio che ogni anno si svolge nella cittadina.

Di ampio interesse la salita verso la cima dell’Isola dove si incontra l’Istituto delle Suore Maestre Pie della Presentazione, dal 1658 monastero delle Monache Turchine fondate dalla Beata Vittoria Strata. Continuando a salire si passano i ruderi dell’oratorio di Santa Caterina, distrutti dai bombardamenti navali dell’ultima guerra e si arriva alla chiesa romanica di San Nicolò dell’Isola. Più avanti ancora si entra nel Grand Hotel dei Castelli. Nel punto più elevato c’è la torretta dalla quale Guglielmo Marconi fece i primi esperimenti di telegrafia. Da vedere nel centro storico la Galleria Rizzi, con dipinti e sculture di grande pregio, da Andrea della Robbia a Giulio Romano e a Luca Giordano, da Magnasco a Guardi, e anche mobili e oggetti preziosi.

Da vedere anche nella parte sud est la Baia del Silenzio e la Chiesa dell’Immacolata Concezione di fine 1600, con il Convento dei Cappuccini. Infine il Palazzo Cattaneo Della Volta, anch’esso del 1600, appartenuto ai Durazzo e ai Doria.

Anche da Sestri Levante si possono visitare vicini punti di interesse, come il Monte Castello, sopra Punta Manara, oppure la salita verso Tassani, piccolo borgo a struttura medievale o ancora verso San Bernardo per un ponte romano e un vecchio mulino ad acqua.

Uscendo da Sestri Levante, attraverso Riva Trigoso e una serie di affascinanti gallerie a senso alternato dove il traffico è regolato da un semaforo a tempo, si raggiunge Moneglia, paese natale di Luca Cambiaso. Il paese ha mantenuto un fascino marinaro, con qualche scorcio particolarmente toccante e con la bella chiesa di Santa Croce. Sulla parete esterna della chiesa una lapide ricorda la vittoria di Genova su Pisa alla Meloria e a testimonianza due maglie della catena che chiudeva l’ingresso del porto di Pisa, prese come trofeo dal monegliese Trancheo Stanco. Così recita la lapide: "IN NOMINE DOMINI AMEN MCCLXXXX OC CADENA TULERUNT DE PORTU PISA NOV UM OC OOPUS FECIT FIERI DOMINO TRANCHEUS STANCO DE MUNELIA". All’interno della chiesa, nella Sacrestia, si può vedere l’Ultima Cena di Luca Cambiaso.

Da visitare anche la Chiesa di San Giorgio, dalla parte opposta, proprio sotto il castello di Monleone. La Chiesa di San Lorenzo, il Monte Moneglia e il borgo di Lemeglio sono alcune mete di possibili passeggiate che si possono fare partendo da Moneglia.

Testi : Luigi Bellucci
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