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Centri ed edifici storici in Fontanabuona

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Il territorio di Cogorno è sulla via di transito per la Val Graveglia e per Carasco, per condurre, da qui, fino a Santo Stefano d’Aveto e lungo tutta la Valle Fontanabuona  e si potrebbe dire che proprio qui terminano, almeno idealmente, le tappe dell’Ecomuseo dell’ardesia (temporaneamente chiuso).
E’ legato alla memoria principalmente per la presenza, nel Comune omonimo, del complesso monumentale costituito dalla basilica di San Salvatore e dal palazzo dei Fieschi (cfr. ).
In realtà i feudatari del luogo erano, ancor prima dei Fieschi, la famiglia Cogorno, che avevano costituito un borgo di ben 93 “fuochi” (ovvero nuclei famigliari composti in media da quattro persone) già nella seconda metà del X secolo. Alla famiglia Fieschi, e in particolare a Papa Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi) e a Papa Adriano V (Ottobono Fieschi, nipote di Sinibaldo), si deve, alla metà del XIII secolo, la costruzione della basilica, e quella dell’intero complesso monumentale.

Da Cogorno, superato Panesi, si raggiunge Carasco, importante crocevia moderno. Può essere inteso come la “porta” della Val Fontanabuona, essendo situato nel punto di confluenza tra i torrenti Lavagna, Sturla e Graveglia, che qui formano l’Entella. In realtà fin dall’età medievale era nodo stradale di grande importanza, perché qui si incontravano la via di “Patrania”, che da Chiavari portava a Torriglia, e la via verso il passo del Bocco e Bobbio.

Uno dei comuni più vasti della Val Fontanabuona è San Colombano Certenoli, formato da nuclei sparsi disposti per lo più lungo la strada, che segue il corso del torrente Lavagna, parallelo alla costa. Oggi l’ambiente del territorio di San Colombano si presenta fortemente antropizzato, ma probabilmente il nome nasconde il ricordo dei primi “colonizzatori” di quest’area, i monaci di San Colombano, discesi nel Medioevo da Bobbio, per evangelizzare e introdurre così tutta una serie di novità nella vallata. Infatti dopo Carasco si può proseguire quasi in piano, con San Colombano e la sua parrocchiale, Chiesa Nuova, al momento sede del Comune, Aveggio, Camposasco, Calvari, il caratteristico nucleo di mezzacosta Certenoli, Fregaie e Romaggi (cfr).

Centro più importante della valle, disposto sulle due rive del torrente Lavagna, è Cicagna, sviluppatosi soprattutto recentemente, con l’esodo progressivo della popolazione montana e la continuazione dell’attività dedicata alla lavorazione dell’ardesia.
Vicino alla sede comunale, in mezzo alla piazza del nucleo più antico di Cicagna, si trovano le evidenze di una torre medievale oggi trasformata in campanile barocco della chiesa nota come Santuario della Madonna dei Miracoli. Da Cicagna si possono raggiungere Lorsica, importante centro, soprattutto nel passato, per la produzione dei damaschi, e Favale di Malvaro, composto da varie frazioni disposte lungo un torrente e i versanti montuosi.
In una di queste, Acereto, è ubicato il Museo Casa Giannini, dedicato all’emigrazione, fenomeno che ha caratterizzato tutta la Val Fontanabuona a partire dal XIX secolo (cfr.).

Domina la valle Monteghirfo, il cui interessante territorio è diviso tra i Comuni di Lorsica e di Favale di Malvaro (cfr.).

Nel fondovalle la strada prosegue poi verso i centri di Gattorna e Ferrada.
Da Gattorna si dipartono alcune strade che conducono a piccole località interessanti dal punto di vista storico e culturale (cfr.) e che attraversano verso Nord il Passo del Portello, oltre il quale si scende il Val Trebbia, e verso Sud il Colle Caprile che collega la costa alla Fontanabuona, attraverso la panoramica strada che passa da Uscio.
Da Gattorna, inoltre, la strada di fondovalle prosegue per Lumarzo e Ferriere, dove si raggiunge Genova, attraverso un moderno tunnel, oppure la Valle Scrivia, attraverso il Passo della Scoffera.
Infatti già nel Medioevo Gattorna era punto di passaggio obbligato sulle mulattiere provenienti dalla costa verso l’interno, come dimostra la testimonianza interente la presenza di un ospitale dedicato a San Giacomo, patrono dei pellegrini.
Il territorio è compreso nell’itinerario storico colombiano che va da Terrarossa, altra frazione di Moconesi, fino a Nervi e a Quinto al Mare e che corrisponde all’antica mulattiera dalla Val Fontanabuona a Nervi, scalo frequentato principalmente dalle merci dirette nel Piacentino. Il percorso si svolge in parte su strada carrozzabile, in parte, per chi volesse, lungo il tracciato originario, con pannelli segnaletici descrittivi e segnavia. Terrarossa vanta infatti i natali della famiglia di Cristoforo Colombo, e per la precisione del bisnonno e del nonno di Cristoforo, che sembra fossero contadini-lanaioli della Fontanabuona. Essi avevano abbandonato il borgo nel XV secolo in cerca di maggior fortuna, probabilmente per ragioni politiche ed economiche, e si erano trasferiti a Quinto al Mare e poi a Genova, dove nel 1451 nasceva il noto navigatore. Non si dimentichi che infatti anche Cristoforo e suo padre Domenico Colombo erano dediti alla lavorazione della lana e che si fregiavano dell’attributo “de Terra Rubra”, ossia di Terrarosa, come attestano i documenti scritti che li riguardano a partire dal 1443.
Sulla strada che porta a Terrarossa, vicino a un ponte ritenuto medievale, sono infatti il monumento a Cristoforo Colombo scolpito da Adriano Leveroni e la lapide datata 1889, mentre a Ferrada di Moconesi, sulla facciata di un edificio, sono raffigurati la Madonna con il Bambino, Cristoforo Colombo e i maggiori poeti italiani.
Da Terrarossa il percorso prosegue per Tribogna, la Sella di Monte Rosso, dove si possono visitare alcune antiche cave, Sottocornua, il Valico di Case Becco, Pozzuolo, la Sella di Monte Rotondo, San Rocco, Nervi fino a Quinto al Mare.

Il territorio di Tribogna era difeso da tre torri, una sulla cima del Monte Tugio, l’altra in località Preli e la terza su un poggio tra Ferrada e Cicagna.

E’ opportuno menzionare la località Pian dei Preti, singolare per la sua fondazione benefica, voluta da Giovanni Bacigalupo, un venditore ambulante originario del luogo. Questi era passato dalla povertà alla formazione di una piccola fortuna, costituita da alcuni appartamenti a Genova. Nel suo testamento olografo del 1959 è stabilito che la rendita annua di tali immobili venisse distribuita in parti uguali tra gli abitanti di Pian dei Preti, che ne hanno diritto.

(testo tratto dal progetto "Il Piano di Sviluppo del Turismo Terre di Portofino, Terre di benessere" di S.T.L."Terre di Portofino S.C.a R.L.)
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